Un surfista di trenta anni fa si gode il paesaggio di ritorno da un contest a Lima. Dal suo finestrino scorge l’onda più lunga del mondo lungo la costa nord del Perù.
Dal balcone del nostro ostello immagino un giornata di grazia a Chicama: le onde si rompono vicino alle rocce di The Point ed iniziano la loro corsa, passano rapide davanti ai miei occhi e muoiono tra i pali di legno che sorreggono il molo. In uno di quei giorni speciali si possono percorrere i 2.6km della baia sulla stessa onda, pari a quasi 4 minuti di surf.
I tuk-tuk si allineano vicino al molo mescolando i loro colori come in una scatola di pastelli disordinata. Riportano indietro i surfers evitandogli una noiosa mezz’ora a piedi perchè remare fino al line-up é impensabile. Basta menzionare il proprio ostello e gli stessi autisti si faranno vivi prima di sera per recuperare l’ euro-e-quaranta di tariffa forfettaria, indipendente dal numero di ritorni al Point.
Oggi non é una di quelle giornate memorabili, le onde si spengono a metá tragitto anche se mantengono la loro forma perfetta.
L’inglese William aspetta il momento buono per entrare in acqua strimpellando sulla sua chitarra. Le sue note non arrivano fino al davanzale da dove ci godiamo il caldo sole estivo, ma ci sentiamo in un video di Jack Johnson girato alle Hawaii.
Proprio come nella North Shore, la costa nord della isola hawaiana di Oahu da cui proviene il cantante, i locali sono estremamente gentili sulla terra e nell’acqua. Si interessano sempre della nostra provenienza e ci spronano a pagaiare quando vedono una onda buona in arrivo. Come a Huanchaco tanto vale consumare fino all’ultima goccia di energia in acqua perché la discoteca locale é stata chiusa da tempo. ‘Muchas balas’ ammette Pilar, la factotum del nostro ostello: troppi incidenti con armi da fuoco e la data di ri-apertura non si vede all’orizzonte.
Ripensando alle persone squisiste ed ai sorrisi che ci hanno accompagnato mi riesce difficile credere alle sue parole. Il massimo della trasgressione notturna qui é sedersi fuori dalla porta della propria casa. Disponiamo le nostre sedie lungo l’uscio come nei miei ricordi delle estati al mare da bambino. Guardiamo la gente passare e scambiamo racconti di paesi lontani ed onde mitiche. Conquistiamo il mondo manco fosse una partita di Risiko mentre Bob Marley canta di pace e le birre evaporano.
Ci troviamo in una sorta di limbo: dieci ragazzi lontani da casa e senza accesso ad internet. Ma il surf aiuta a connettere.
In questo angolo speciale sentiamo che il peggio che potrebbe succederci é svegliarci con il mare piatto e le gambe coperte di punture di zanzare. Ci sentiamo molto grati per tutto ció.
Il giorno successivo scopriremo nostro malgrado che non avevamo fatto i conti con i frutti di mare.
Durante la cena Hezio cambia repentinamente di colore, si alza e si affretta verso l’esterno del ristorante urtando un paio di sedie. Non alzo lo sguardo dal mio piatto perchè anticipo quello che sta per succedere ed i rumori inconfondibili me lo confermano. Ordino un té al limone al cameriere mentre spartiamo un piatto di ceviche vergine.
Una intossicazione alimentare non sará sufficiente per cambiare la nostra opinione di Chicama: l’onda più lunga del mondo.
E del paradiso.

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