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Per un secondo non esiste nient’altro e ti senti davvero a Las Vegas.
Le porte di Sin City si aprono.
Quell’attimo in cui esiste solo il tavolo verde, il croupier ed una carta.
Hit
or
Stay
E lo show riprende. Lo spettacolo ricomincia in un crescendo di emozioni e sensazioni fino a tornare a quell’attimo di azzardo.

Potrei contare quanti pranzi boliviani o quante notti in Ecuador siano accumulate sotto forma di fiches di plastica. Ma i cattivi pensieri non entrano nella cittá del peccato.

La cameriera in babydoll nero e reggicalze mi cambia metá whiskey e coca e lime con uno nuovo. Devo ricordarle di passare a qualcosa di piú leggero chessó una Corona. I drink sono gratis e basta un dollaro di mancia per garantirsi tutte le attenzioni. Il ghiaccio dei cocktails tintinna nei porta bicchieri e sono l’unico a questo tavolo ad aver studiato il libro del blackjack

Esistono tre maniere di giocare:
– contare le carte. Illegale oltre che complicato;
– giocare secondo la strategia basica. Studiata attraverso simulazioni al computer prevede una sola giocata esatta per ogni situazione, probabilità di vittoria 43% a luuuungo termine.
– la modalità cowboy, che è la più usata al mondo ed inventata nel deserto di Vegas. Non seguire nessuna regola ma solo l’istinto e bere cocktail a ripetizione.

Cathy e Lucy di Chicago non sanno benissimo le regole ma stanno vivendo una mattina di gloria nei primi due posti del tavolo.
Anche Hezio si sta divertendo un sacco e rilancia al posto tre.
Il tavolo é caldo BANG- BANG io al posto quattro ed un ragazzo di colore con un orologio gigantesco chiude il tavolo fumando un sigaro perché Viva Las Vegas.

Il bello del Black Jack é che tutti giocano in un remake di Davide di squadra contro Golia, il casino.
Il tifo é appassionato ed i cinque alti si sprecano quando esce un ventuno.
Si puó essere sguaiati, chiedere aiuto al pubblico, parlare di sport con il croupier.

Gioco d’azzardo un paio di volte all’anno. E quando sono qui.
Sono seduto a questo tavolo da $5 all Hard Rock Casino per il brivido di quella carta coperta.

Las Vegas é la destinazionare turistica numero uno al mondo per tante ragioni.
La mattina sono i materassi morbidi della suite dell’Hard Rock Hotel e gli altoparlanti nella doccia da almeno tre posti.
Nel pomeriggio le bariste incredibili delle pool-party.
Svestono bikini ridotti blu-navy ed abbronzature perfette del sole del Nevada. Muovono le code e fiutano che non siamo clienti premium ma ci danno un sorriso gratis insieme alle bottiglie di alluminio.
La musica pompa, elettronica e hip-hop, tutti sono spensierati e ballano e si strofinano.
I palloni gonfiati volano in una palla a due fuochi senza spiaggia.
Ma con sabbia sul fondale e le palme curate ai lati.

Alla sera c’é musica per tutti i gusti ed artisti internazionali si esibiscono nei clubs degli hotel.
I rooftop si affacciano sui led dello strip che non si spengono mai.

É normale risvegliarsi un pó scossi l’ultimo giorno, tra i bicchieri rossi di plastica dei film.
Fare gli zaini controvoglia e convincersi come non si possa vivere in un posto cosí.

Il Downtown é l’ultima istantanea della nostra Las Vegas Experience.
Qui ci sono i casino piú antichi. I Led dello strip sono sotituiti da lampadine colorate. Le bariste sono più smagliate ed i turisti usciti dai filmati degli anni ’90 tutti pettinature cotonate e visiere per il sole. I tavoli da tre dollari si alternano ai negozi di souvenir in cui trovi qualsiasi cosa in pacchi scontati a patto che ci sia marchiata Vegas.

La stazione dei bus é ad un passo e con lei i nostri sogni di California.

La fortuna ci ha baciato sulla bocca oggi.

Mi siederó di nuovo ad un tavolo verde.
In una terra straniera e con qualche perfetto sconosciuto.
Ma non sará mai come Vegas.

Per una volta non si tratta di un paradiso naturale.
Qui intorno ci sono solo sabbia e polvere e non piove mai.

Ma dove non c’é arrivata Madre Natura ci hanno pensato i biglietti verdi.

Viva Las Vegas