Attraversiamo la piazza San Pedro nel centro di La Paz: Lucy in camicia arancione-Guantanamo mentre Aaron e Johnny sfilano in maglioni di alpaca con fantasia natalizia. Io rinuncio a mimetica e reflex per una felpa con cappuccio e macchina compatta. Disconosco il dress-code per entrare in una prigione ma sono sicuro che con jeans attillati e Wayfarer non passeremo inosservati.
La prigione di San Pedro é la piú strana del mondo, a partire dalla sua posizione: un isolato nella La Paz bene affacciato su una piazza con un parco giochi, aiuole fiorite e bancarelle di dolci.
Penso a Thomas McFadden: famoso col soprannome di el ingles, fu arrestato nel 1995 nel tentativo di spacciare 5kg di cocaina dall’aereoporto di La Paz. Racconta le sue prigione nel libro Marching Powder. Durante quasi cinque anni di reclusione ha condotto tour per stranieri all’interno del carcere. Per un paio di dollari di propina invitava turisti impauriti attraverso le diverse sezioni della prigione, a pranzo in uno dei ristoranti all’interno con la possibilitá di pernottare nella sua cella.
I tour sono continuati dopo il suo rilascio nel dicembre del 2000 ma da un paio di anni nuove norme di sicurezza li hanno proibiti. Secondo alcuni tassisti i tours continuano, un paio di poliziotti in servizio negano siano mai esistiti,la Lonely Planet sconsiglia vivamente mentre un lucidascarpe ci invita a chiedere nella piazza.
Penso che siamo gli unici stranieri qui ed è palese non siamo venuti a comprare zucchero filato, qualcuno si fará vivo. Arriviamo invisibili al portone principale: mille mani protese a bloccare interamente la visuale e quattro agenti in divisa cercando senza successo di organizzare le visite. Il più anziano e grasso mi respinge prima ancora che possa inventarmi una domanda. Il passaggio di una macchina copre il vociare dei detenuti ma non nasconde il dito medio che un recluso mi sventola in faccia. Mi faccio da parte e la non-piú-allegra brigata non ha bisogno di traduzioni per capire che oggi no pasa nada.
San Pedro rappresenta un campione in miniatura della societá boliviana: i detenuti devono comprare la loro stanza e mentre i piú poveri sono costretti a condividere, i più ricchi si godono comoditá da Holiday-Inn. Comprano il cibo e le birrette nei negozi di proprietá dei detenuti stessi e coltivano marijuana sui tetti. Per risparmiare sull’affitto intere famiglie vivono all’interno delle celle ed i bambini evadono la mattina per andare a scuola. Tutto e tutti hanno un prezzo, guardie incluse.
Mi convinco nel compiere un giro dell’isolato. Passiamo per Los Pinos in cui i narcotrafficanti hanno le lore celle a cinque stelle e tele via cavo.L’unica apertura è una porta di ferro rialzata di un paio di gradini. Dal fondo luccica uno stivale nero lucido che rimarrá l’unico scorcio dell’interno della prigione.
Camminiamo al lato opposto all’entrata e ci imbattiamo in varie cabine di lamiera arrugginita adibite a negozi di liquori. Una venditrice particolarmente loquace annuncia che la cocaina più pura del paese viene raffinata qui ed é distribuita dagli stessi narcotrafficanti reclusi, il tutto grazie alla connivenza delle guardie carcerarie. Non riesco a farle confessare che il suo stesso business di superalcolici fiorisce grazie ai coca-party all’interno.
Le traduzioni al mio gruppo anglofono durano lo spazio dell’ultimo lato in cui detenuti sopravvivono di lavoretti e stenti. Qui si trova la piscina, una pozza riempita per celebrare battesimi ed affogare pedofili e stupratori.
Qualcuno deve pensare che i tour sono ricominciati vedendomi gesticolare ad un gruppo di gringos straniti. Concludiamo il perimetro delle mura e ci ritroviamo nella giardinetti. I ragazzi vorrebbero ripassare dall’entrata ma io insisto ad allontanarmi da dove siamo venuti.
‘Lasciai la prigione di San Pedro nello stesso modo in cui ci arrivai- in taxi e senza un centesimo in tasca’ conclude Thomas nel suo libro ‘Ebbi un desiderio improvviso di voltarmi e salutare la prigione dal lunotto posteriore, ma mi fermai. Non voglio guardarmi indietro. Mi mancheranno i miei amici di San Pedro, ma non voglio vedere quel posto mai piú’.

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