Mancora, estremo nord del Peru, é una sola strada asfaltata ed una fitta rete di venuzze che conducono alla spiaggia per un lato ed alla montagna per l’altro. Un forte swell porterá onde tra un paio di giorni. La spiaggia sonnecchia la mattina presto mentre sulla via principale si respira lo stesso clima di costanti lavoro in corso delle altre surf-towns peruviane. Il marciapiede é quasi pronto. Due ragazzini locali imprimono le mani nel cemento fresco, l’aria é calda ed i muratori si copromo con cappelli a tesa larga ed occhialoni neri. Un ristorante non ha resistito allo stress e si é sbriciolato. Due ragazzi spostano i cocci. Le costruzioni sono fantasiose, i mattoni a vista, spesso oltre le norme di sicurezza. Il traffico é costante: grossi bus a due piani si incrociano con carretti tirati da muli neri. La disorganizzazione tipica peruviana, frustrante il piú delle volte, é tollerabile quando non si é costretti a guardare l’ora.
Il ceviche, il piatto tradizionale, é la soluzione a tutti i problemi. Il pesce crudo a cubetti e bagnato in succo di limone serve a recuperare dalle sbornie la mattina, funziona da energetico a pranzo e da afrodisiaco la notte. Abbiamo brevettato la formula per pranzare nella migliore cevicheria del peggiore quartiere. Sgommiamo nelle curve di sabbia ma siamo incastrati per le spalle nel retro del tuk-tuk e non ci muoviamo di un centimentro. Hezio invece sventola come una bandierina in piedi sul baule. La signora Osmary, proprietaria del ristorante, vede la nube di polvere da lontano e sa che molto pesce verrá sacrificato oggi.
L’autista si siede con noi al tavolo e gli offriamo il pranzo in cambio del tragitto in moto-taxi. Economia sostenibile e tutti felici e con la pancia piena.Il primo vassoio di ceviche sarebbe sufficiente a sfamare il nostro gruppo di 5, prezzo totale 5E. Annaffiatoio di Trujillo non incluso nel prezzo. Il secondo piatto di Tiradito del Peru serve da dessert. La Corvina in stile sashimi si scioglie in bocca e la birra spegne la salsa piccante gialla. L’atmosfera é rilassata ed un anziano locale suona la sua fisarmonica in cambio di un paio di monete. L’autista Jimmy ha la nostra etá ed é molto discreto, almeno alla luce di giorno. Al termine del pranzo non finisce di abbracciarci ed offrirci erba per sdebitarsi mentre la sera sfila con Miss Mancora in carica. Allontanandosi mano nella mano ci schiaccia l’occhio e di sicuro sará piú loquace domani.
La notte inizia sulla spiaggia ma non sa mai dove finisce. Pur disponendo di spazio a perdita d’occhio, le feste si concentrano in 50 metri di sabbia, creando inquinamento di persone ed ingorghi musicali. Il turismo durante l’alta stagione é principalmente argentino e cileno. Questa é una destinazione popolare tra i ragazzi sud-americani in epoca universitaria. I costi bassi aiutano i ragazzi argentini che affrontano grandi problemi per conseguire valuta straniera. Le ragazze di Cordoba sono le piú carine specie quando vanno in spiaggia e si tolgono le Crocs.
Le danze si interrompono bruscamente alle quattro. Le truppe di vigilantes che rappresentano la legge qui parcheggiano il pick-up antisommossa. Si presentano in fila indiana di cinque. Divise blu navy con inserti gialli e molti fischi in sottofondo. Il primo raggiunge la console del DJ col suo megafono ed in pochi secondi la festa é finita. Spengono i cinque bar. Mentre si allontanano la musica all’estremo sud riparte di slancio. E si rispegne nell’ilaritá generale appena fanno per tornare indietro. Qui nessuno si prende troppo sul serio, nemmeno gli sbirri il cui nome significa tranquillitá (interessante articolo sul sostantivo sereno, in spagnolo, qui) Le temutissime forze del Serenazgo di Mancora.
Da quel momento é uno sciamare di gente per tutti i lati. Alcuni si installano sulla spiaggia, sfilano le chitarre dalle custodie multicolori, altri connettono gli altoparlanti portatili mentre l’incorruttibile plotone del Serenazgo gira con le armi spianate: pistole per misurare i decibel.
Tutti sono in cerca del prossimo party. La musica rimane costante in sottofondo ma é difficile decifrarne l’origine e le porticine dei bar sul lungomare si aprono e chiudono in un costante via-vai. Con tante energie si puó terminare al The Point. In questa oasi nel deserto la festa non finisce mai, buona musica elettronica dopo ore di ritmi latini. Qui é perfettamente normale uscire la sera a piedi nudi e con gli occhiali da sole in tasca per vedere come e dove inizierá la giornata.
All’indomani ci riuniamo ad un tavolo rotondo, nel mezzo della piscina dell’ostello Kokopelli, dedicato alla leggenda del primo backpacker della storia. Dai geroglifici di 3000 anni fa si evince che fosse un casanova che viaggiava di villaggio in villaggio. Siamo di casa qui. Densi succhi mango-banana alleviano il mal di testa e Michael, un tatuatore di Lima, ha l’aria di non essere andato a dormire. Mentre ci interroghiamo sulla notte passata sputa la frase che meglio spiega questo posto, al pari di incredible India, Costa Rica-pura Vida e Tijuana:tequila, sexo y marijuana.

En Mancora todo es posible,
pero nada es seguro.

Non avremmo potuto trovare parole migliori. Ringraziamo Michael, ora abbiamo messo chiarezza in questo disordine. Prossima fermata: Montañita. Alla frontiera con l’Ecuador scendiamo dal bus notturno per i timbri al passaporto di protocollo. Una coppia rannicchiata nei sedili chiude la tendina. Il padre stringe un borsone con la stessa apprensione della madre col suo neonato. Una ora dopo li ritroviamo nella stessa postura. Nessun poliziotto in vista alle 5 di mattina. I motori si riaccendono ed il bus riparte. Il capofamiglia bacia la moglie e non riesce a nascondere la gioia.
Nulla é sicuro a Mancora.

il temuto Serenazgo di Mancora