È una di quelle mattine.

Il ventilatore acceso è la prima cosa che vedo.
Ho sempre la sensazione che le pale stiano per staccarsi.
Non so dove sono.
Una stanza di ostello direi.
Otto, dieci dollari al massimo a giudicare dalle armature arrugginite dei letti.
Setaccio la stanza in cerca di indizi.
Una bottiglia di Jagermeister mezza vuota, ma sono sicuro di non essere in Germania.
Se non altro per il caldo appiccicoso.
Ma almeno mi spiego il mal di testa.
Individuo una bottiglia all’altro lato della minuscola camera.
Cer-ve-za
To-ña
Ni-ca-ra-gua
Bin-go
La birra Toña ha uno dei loghi migliori.
Due file di palme perfette.
Ed il vulcano San Cristobal minaccioso sullo sfondo.
La vista dalla villa dei proprietari della principale birreria nicaraguense.
Entrata non autorizzata.
Hezio sta ancora dormendo.
La testa infilata nella fodera del cuscino per proteggersi dalla luce.
Ricordo una ragazza norvegese con pelle di seta.
Ricordo la camminata incerta fino all’ostello, la guardia notturna di fronte all’entrata.
Non. Ricordo altro.
‘Buongiorno principessa’ mi saluta Hezio che nel frattempo si é tolto il copricapo.
‘Perdita di memoria’ diagnostico.
‘Piani per la giornata?’
Tecnicamente per il pomeriggio visto che é la unaetrentasettepiemme.
‘Cercare la mia cenerentola’ ribatto io alzando un preservativo usato dai piedi del letto.
Hez si rimette il cappuccio e sento la sua risata strozzata dal cotone.

É colpa del jagermeister.