Viaggiando si conoscono posti per caso.
‘Devi provare quel bed & breakfast. Se non avessi bucato non lo avrei mai conosciuto’.
‘Ti assicuro che quel ristorante macrobiotico non c’era fino ad un mese fa. E fanno una torta di mele divina’.
Ad Antigua, splendida cittá coloniale ed ex capitale del Guatemala, ci sono tanti posti cosí. Sono accuratamente disegnati e decorati e molto fotogenici in Instagram. Ed hanno prezzi europei

A dieci ore di minibus e mille anni di distanza si trova il villaggio di Lanquin. Ad altri quarantacinque minuti di pick-up il parco naturale di Semuc Champey. Un posto dell’altro mondo.
Incastrato nelle montagne del centro del Guatemala non ci si puó arrivare per sbaglio. Richiede pazienza e resistenza. Ma la ricompensa é indescrivibile.
Semuc é un ponte calcareo la cui superficie è segnata da piscine naturali di acqua turchese. Sotto le quali scorre rabbioso il Rio Cahabón. Ma é necessario vederlo dall’alto del Mirador per farsene una idea precisa.
In questi luoghi speciali la gente riesce a dare il meglio di sé. Il backpackers irrispettoso ed il locale irriverente rimangono fuori.
Non vi é musica reggaeton sparata dai cellulari. Nemmeno barbecue di famiglia guatemalteche con il caratteristico odore di tortillas di mais. I viaggiatori israeliani rinunciano ai loro spinelli. Se non altro perché non hanno ancora inventato la marijuana impermeabile.
Solo persone felici a mollo.
Il vociare gioioso é solo superato dalle grida di qualche tuffatore. I piú avventurosi possono lanciarsi da piattaforme naturali alte fino venti metri o arrampicarsi sugli alberi per provare nuovi lanci.
Le piscine naturali sono collegate tra loro da scivoli di calcare e l’acqua é calda fino a quando il sole si nasconde dietro le creste montuose.
É facile passare l’intera giornata in acqua fino a vedersi i polpastrelli coperti di rughe.
Semuc Champey é il luogo in cui venire a riflettere e ricaricarsi e godere della natura.
L’ostello non ha internet wi-fi per scelta. O forse per mancanza di infrastrutture. Non mi é dato saperlo.
Vi é un solo computer acceso fino a mezzogiorno.
Dieci minuti di connessione per persona. Il tempo sufficiente per leggere le email e contare i likes dell’ultima foto.
Tutti sono tranquilli e nessuno alle spalle a chiedere ‘quanto ti manca?’.
I ragazzi giocano a scacchi e sfogliano libri ingialliti e comunicano senza apparati.
Per non rovinare la cartolina di Semuc Champey sto scrivendo questo post sul mio diario cartaceo.

Domani mattina scapperó da questo paradiso per dieci lunghi minuti.
Per il resto del mondo che non é qui torneró alla vita.