Riapro gli occhi 22 ore e due pastiglie per dormire dopo aver salutato Cusco. Amo viaggiare nei bus locali perchè offrono le storie più interessanti e la migliore varietà di cibo ma per i tragitti più lunghi e tortuosi scelgo i pullman turistici con sedili-reclinabili. Cerco con la mano il mio zaino porta-valori e lo ritrovo incastrato tra i sedili dove l’avevo lasciato. Tutto va per il meglio visto che ci servono persino la colazione a bordo: un panino vuoto con una lamina trasparente di formaggio ed un succo alla pera ci danno il benvenuto a Lima. Dopo oltre un mese in altura riabbraccio con piacere la costa. Non mi mancheranno il fiato corto alla prima rampa di scale né i risvegli notturni in debito di ossigeno.

La squadra è finalmente al completo per il ritorno sulla Panamericana ed il primo pensiero è quello di andare in spiaggia. Al sottoscritto si aggiungono Hezio da San Paolo che gestisce online la sua agenzia di viaggi. Di ritorno da una fiesta alle quattro di mattina è in grado di cambiare la prenotazione di un volo per assicurarsi che una modella brasiliana arrivi in tempo per il suo catwalk a Singapore. Victor, anche lui di San Paolo, si gode qualche settimana di vacanza dal ruolo di proprietario e manager dell’ostello Rolling Stone di Fortaleza. La vita del backpacker rappresenta la sua quotidianità. Entrambi sono miei amici dai tempi di Bondi Beach. Completa il gruppo Sergio da Sondrio, ex compagno di sogni cestistici con la squadra della Statale di Milano ed attualmente studente di odontoiatria all’ Università di Natal, nel nord del Brasile. La sua vita è già una vacanza visto che vive a tre minuti dall’oceano.

Scendiamo gli scalini fino a Playa Waikiki, un altro caso di omonimia dopo quello di Copacabana in Bolivia ed anche in questo caso non vi è il pericolo di confondersi. I locali delle Escuela de Surf hanno tutti lo stesso look: grossi occhiali neri Oakley, bicipiti XL e pelle bruciata dal sole. Ci invitano ad approfittare delle disordinate olas del pomeriggio di oggi neanche si trattasse dell’onda killer della scena finale di Point Break. L’entrata in acqua è comunque complicata a causa della marea bassa e del fondo coperto di sassi scivolosi. La nostra migliore interpretazione del cigno nero è più simile ad un cerbiatto ai primi passi finchè l’acqua verdastra arriva alla cintura e possiamo montare le nostre tavole. Constato che la temperatura della corrente non è cambiata rispetto al Cile e ringrazio di essermi messo la muta. Le onde sono incostanti ma è un piacere ritrovarsi in balia della corrente dopo tanto tempo.

Lasciamo la spiaggia un paio d’ore dopo. I suoi sassi non invogliano a sedersi a guardare il tramonto. Risaliamo gli scalini alla città pompando musica dub nelle casse portatili appena comprate. Abbiamo concordato di non usarle su mezzi di trasporto pubblico e di giammai mettere musica reggaeton. Passiamo tra ali di venditori ambulanti impegnati a piazzare i loro vassori per il ghiaccio mentre due signore ci tirano ai loro barbecue con ruote. Gli unici realmente rilassati sono i poliziotti. Non disdegnano prendersi qualche minuto libero dalla confusione generale per godersi una granita. Troviamo la nostra quiete sul prato inglese del Parque Kennedy di Miraflores, ritagliato tra alti palazzi a vetri e negozi alla moda. Un buon luogo per rilassarsi e divorare una scodella di arroz con leche y mazamorra: ad oggi il miglior spuntino dopo una sessione di surf in acque fredde.

Quando cala la notte le case coperte di graffiti di Barranco ci ricordano che siamo in sudamerica. L’aria fumosa dei locali e le coppiette strusciandosi coi ritmi latini invogliano a bere rum. Sono felice che amici di diversi momenti della mia vita possano conoscersi e diventare compagni di viaggio a loro volta,  anche se non è Lima il luogo che avevo immaginato per la nostra reunion.
Sogno di riposare in luoghi in cui poter ascoltare il rumore delle onde ma dal mio letto a castello di Miraflores posso solo apprezzare i clacson dei taxisti che sembrano smettere mai.

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