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Tornare a casa è bello. Specie quando sei stato lontano per molto tempo.
In un anno un quartiere può cambiare abbastanza da farti sentire perso.
In tre un paese intero puó trasformarsi.
E se fossero dieci?

Scendo dal bus alla stazione di Fresno.
Mezz’ora di sosta prima di ripartire per San Francisco.
Sento il cambio di temperatura scendendo gli scalini. Dai 17 gradi con aria condizionata a bordo ai 30 del giugno californiano.

Davanti a me un ragazzo col classico look di strada della costa ovest degli Stati Uniti. Scarpe nere senza stringhe, calzini bianchi di cotone al ginocchio. Jeans corti e maglietta nera XXXL. Testa rasata e tatuaggi grigi risalendo la nuca fino a coprire buona parte dello scalpo. La camminata ciondondolante dei video di musica hip-hop. Una borsa a tracolla zeppa di carte.

Passo dietro di lui attraverso la porta di vetro della stazione. Una discreta folla sta aspettando. Una signora di mezza età con lineamenti latini e trucco pesante è la prima a gettarglisi al collo. Le lacrime sfumando il suo mascara nero. In fila indiana dopo di lei tre signore. Una dozzina di ragazzi con lo stesso look urbano ed età variabile chiudono il gruppo.
Il ragazzo abbraccia il comitato uno per uno, versa lacrime di coccodrillo e procede a scattarsi foto ricordo.

Quando lo vedo di fronte noto il suo intero volto coperto di tatuaggi. Per la maggior parte stelle e ghirigori indecifrabili.
Intravedo al lato del suo occhio destro una collezione di lacrime che non riesco a contare perchè lui si è accorto di me e faccio appena in tempo a distogliere lo sguardo.

Nella simbologia delle gang americane una lacrima tatuata sul viso rappresenta la perdita di una persona cara per morte violenta. O alternativamente un anno di prigione.
Quest’uomo non è stato in vacanza e nemmeno al fronte. Si trovava dietro le sbarre in un carcere della contea di Los Angeles. Ed oggi è il tanto atteso giorno del ritorno in vita.

Spero solo non abbia lasciato conti in sospeso. La lunga vetrata della stazione Greyhound, affacciata su una arteria trafficata, è perfetta per un regolamento. In slang statunitense queste azioni si chiamano drive-by. Un auto, preferibilmente rubata, procede a bassa velocità. I finestrini si abbassano all’unisono e dall’interno spuntano quante più armi automatiche possibili.
Bang-bang e bagno di piombo. I proiettili non discriminano e mi trovo nel mezzo della festa di ritorno a casa del signor Tatuaggi-facciali.
Fortunatamente gli anni 90 e le guerre tra gang sono solo un ricordo. E con loro i tempi in cui era necessario guardarsi allo specchio per assicurarsi di non vestire il colore di qualche banda.

L’altoparlante annuncia il bus per San Francisco. L’ex carcerato sta ancora abbracciando i suoi parenti e parlando nei cellulari che i suoi amici gli passano in continuazione.

Bentornato a casa hermano.
Non saprò mai la tua storia.
Cosa ti ha portato al fresco e per quanto tempo.
Ma la tua famiglia ti vuole ancora bene.
E nessuno ti odia tanto da rovinare questo giorno.
Hai ricevuto la tua seconda occasione.
Non mandarla in fumo.